Milano rischia un nuovo focolaio

Dure le parole di una donne, che vive nelle case popolari, alla donna che vive con una figlia disabile, è morto il marito per coronavirus, ma nessuno va a fare i tamponi, ne a sanificare la zona.

La due donne vivono in provincia di Milano, la madre che vive in casa con la figlia, non solo convive con l’angoscia del marito morto in una settimana in ospedale, all’età di 67 anni, ma giustamente non sa come comportarsi con la figlia e con il circondario. La gente che le sta attorno ovviamente ha paura, potrete immaginare, non può chiedere aiuto a nessuno.

La donna racconta dell’odissea passata, il marito aveva un pacemaker già, e doveva essere cremato, ma nessuno voleva toglierlo, ma ovviamente non poteva essere cremato con una macchineta nel petto, onoranze funebri che si rifiutavano di effetturare il funerale, un vero casino.

L’uomo racconta la moglie, è andato in ospedale in ambulanza, in seguito a sei giorni continui di influenza, e i problemi respiratori che si aggravavano sempre più. Madre e figlia dal giorno in cui portarono via il marito iniziarono la quarantena, ma non si può dire se siano portatrici sano o contagiate effettive. Nessuno le ha suggerito cosa fare e cosa no, la donna prende tutte le precauzioni possibili, sia per buttare la spazzatura e sia per fare la spesa, si sono messe in autoisolamento, avranno avuto già contatti con l’esterno?

Da nord a sud la storia si ripete, situazione analoga è avvenuta a Napoli dove un medico di ambulanza ha chiesto per 6 giorni un tampone, ma non gli è stato fatto finché è deceduto, a Palermo il marito di una donna è morto, anche lei non ha sentito nessuno, ne per controllare lei ne i vicini.

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