La gioia di essere nonno.

Non credo possa esistere gioia più bella, più grande, di diventare nonno, di essere nonno.

Lo desideravo sin da quando mio figlio, dopo la laurea, aveva deciso di convivere, di dividere la sua vita, con una splendida donna, che amo come una figlia, un desiderio impagato, fino a quando, un giorno qualunque, pranzando a casa mia, lei, guardandomi negli occhi, mi presenta un regalo, l’esito positiva della gravidanza. Quel giorno non sapevo come trattenere le lacrime,lacrime di gioia, fu così straordinaria la notizia, che la strinsi, anzi strinsi sia lei che mio figlio, cosi forte da fargli male. Non stavo nella pelle, feci in modo che non le mancasse nulla, non volevo saoere se fosse srata una femminuccia o un maschietto, li avrei amato uguale, anche se il mio grande desiderio, era che fosse femmina….! Ricordavo mio padre, divenne l’uomo piu felice del mondo, alla nascita del mio primo genito, e del suo primo nipotino, proprio come me.

Poi, una sera di novembre, arrivò, finalmente, era una stupenda femminuccia, gli occho aperti al mondo, la vidi pochi minuti dopo essere uscita dalla sala parto, sembrava mi sorridesse, le avvicinai la mano, mi strinse il pollice, Dio non dimenticherò mai quel momento, breve ma intenso. La battezzai, Nina, il suo nome, alle prove del battesimo, in chiesa, si addormentò mentre la baciuccavo sul collo, che meraviglia. I primi regali, le prime gioie di sentirmi dire “nonno”, e stranamente sentirmi un giovane, piuttosto che un uomo di mezza età. Al suo primo compleanno, c’erano tutti, parenti e amici, condiviso con loro la mia gioia. Poi i primi bagnetti al mare, una sirenetta. Gli occhi grandi, furba, di chi sa comprarti con lo sguardo. La vedi crescere, non passa settimana, che non sto con lei almeno un paio di volte, trascorrendo ore liete. A due anni è una bimba vivace, piena di energie, il momento della vita, in cui ti chiama, ti dice “nonno che mi hai comprato, i suoi primi baci, le canzoncine cantate in inglese, una bimba perfetta.

Ma all’improvviso, ecco l’inaspettato, il covid 19, il virus maledetto, che ci costringe a casa, mi cosyringe a non poterla accarezzare, solo vederla e parlarle, attraverso una video chatt. È bello, certo, ma non la stessa cosa. Andai sotto casa sua, la settimana scorsa, la vidi dal balcone, ero felice, ma non troppo, tant’è che subito appena me ne andai, piansi, non mi vergogno.

Ma oggi, 19 aprile, quando in Sicilia il virus sembra non essere mai arrivato, per nostra fortuna, l’ho rivista,ma stavolta non dal balcone, è scesa sotto casa, mi batteva il cuore, proprio come quando nacque, mi gridava “nonno nonno ciaooo, che mi hai portato? L’ho baciata in fronte, e lei mi disse, ancora nonno. Sono stato un’oretta con lei, mi sembrò un giorno intero, è stato poco, avrei voluto stringerla allo stesso modo come quando la presi in braccio la prima volta, ma ho evitato. Mi è bastato, anche se, ancora una volta, girando l’angolo, piansi. Non so se per la gioia, o se perché questo maledetto virus, ci stia privando di goderci le cose più belle. Finirà tutto, prima o poi,ci riprendermo la vita, le gioie e soprattutto loro, i nipoti.

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