Tutti dovremmo ascoltare le parole dei guariti da covid-19

Purtroppo il covid-19 ha seminato in po di panico e un po di terrore tra la popolazione mondiale, qualcuno crede che sia un virus nato in laboratorio, qualcuno crede che non esiste, qualcuno crede che lo abbiano portato i pipistrelli, diciamo che ancora, poco possiamo dire su questo. Ma una cosa è certa, in buona parte del mondo, le sale di terapia intensiva sono state così piene, da fare la selezione su chi curare e chi no, chi lasciare morire e chi cercare di far vivere, poi c’è qualche altro, che è stato contagiato ed è rimasto a casa, e vorrei dare voce proprio a questa gente, che con grande forza, ha sconfitto il virus con tenacia. Con forza, perché comunque, come dicono diversi virologi, è meglio non essere attaccati dai virus, perché a farli andare via, non non è poi semplice, una volta che si sono radicati nelle nostre cellule. Ma andiamo adesso a vedere qualche racconto dai guariti.

Un uomo di 53 anni in litalia, non dico il nome per la sua privacy, godeva di ottime salute, quando scoprì di essere affetto da Covid-19. Da qui inizia il suo lento e progressivo calvario racconta, i primi 9 giorni ebbe febbre leggera, con uno stato di malessere generale, simile ai normali sintomi da influenza, ma rimanendo a letto riesci a resistere ai dolori e al senso di malessere, la febbre sale e scende, in alcuni momenti ti senti meglio, e mentre credi che stia finendo ritorna, come se non te ne uscissi mai da quello stato di sofferenza. Al decimo giorno arrivò la polmonite, polmoni che si intasano di acqua e la febbre che ti sale a picchi veramente alti, ti senti morire, ti senti mancare il fiato, i tuoi polmoni sono pieni di acqua, pesanti, non riescono più a prendere abbastanza ossigeno, il fiato diventa quindi corto, non sai se stare calmo o se chiamare il 118, perché se fai un passo o dici una parola, ti senti affaticare al punto di morire, quindi non sai più cosa fare, la speranza è che sei in compagnia di qualcuno che capisca la situazione e chiami subito il 118, che arrivi subito con una bombola di ossigeno e ti porti subito in ospedale. Il livello di ossigena nel sangue scende sotto 90, ma tu non lo sai, che stai rischiando di morire, e non ti puoi permettere di sprecare fiato, devi lottare con te stesso, devi stare calmo, fermo, devi lottare contro quel maledetto virus che ti vuole togliere anche l’aria. Pensi che stai morendo, che nessuno ti potrà aiutare. Alla fine, l’uomo è riuscito a ritornare ai suoi valori di ossigeno, anche se questa fase si è ripetuta più volte, dopo 14 giorni, ti senti un po’ meglio, ma ti rimangono residui di tosse forte e secca, perdi il gusto dell’olfatto, del gusto. Sei a pezzi, riesci ad alzarti dal letto ma solo per dare pochi passi, perché quel senso di affaticamento, non è comunque andato via del tutto. Questo il racconto di un’operatore sanitario, contagiato da uno dei pazienti che è andato a soccorrere a casa, devo tornare al lavoro, al più presto, voglio donare il mio sangue, perché i medici dicono che i guariti sviluppano gli anticorpi, spero che il mio sangue adesso possa salvare più vite possibili. Lottate, non mollate, ce la farete, non sprecate fiato.

Un’altra testimonianza racconta episodi molto simili, sa di aver preso il covid-19, si è ripresa ma non sa è ancora infetta o meno. Una ragazza di appena 22 anni, sempre italiana, la ragazza non beve, non fuma, gode insomma di ottima salute, e racconta del primo contagiato in casa sua, il padre, ben atletico, contagia anche la moglie, successivamente prende il virus anche la figlia di 22 anni. Tutti e tre riportano gli stessi sintomi, dolore alla gola e perdita di gusto e olfatto, il padre e la madre accentuano anche tosse forte e febbre, la figlia ha accentuato invece un forte raffreddore. Con il passare dei giorni, la quarantena viste le condizioni non gravi, e gli ospedali affollati, ci dicono di fare la quarantena in casa, e darci aggiornamenti telefonici. Nel mentre alla madre la febbre arriva a 39.5 con brutti segni di affanno, come stanchezza. Alla chiamata del 118 le viene prescritta l’Azitromicina, la febbre al padre e alla madre va e viene. La madre è un po in sovrappeso, per cui i sintomi sono più accentuati, fatica ad alzarsi dal letto, e la tosse forte non la molla. Nella figlia è stato un po più lieve, ma racconta che la perdita del gusto e dell’olfatto è bruttissima, nonostante sente di aver debellato il virus, man mano anche i genitori iniziano a sentire migliorie, fino a riprendersi molto lentamente. La paura che comunque ancora oggi assale la figlia, è la paura che le manchi il respiro durante il sonno, perché in parte è la sensazione che ha sentito di più durante la quarantena.

Scusate adesso per i racconti tristi, ma cerchiamo di fare luce, su chi è passato da questo calvario e ne è uscito vincitore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: