Previsioni 2020/2021 per l’Italia

In questi mesi non si fa altro che parlare di Coronavirus, poco sull’economia e poco sui reali effetti che avrà per il futuro, ma probabilmente potremmo osservare che ci ha preceduto “in questa epidemia”, dove per esempio l’Italia ha tratto molto dalla Cina, ma in realtà cosa abbiamo preso come esempio dalla Cina? Solo i lati positivi? O solo i lati negativi? E la nostra economia?

Partiamo intanto dal punto, quali azioni ha intrapreso l’Italia seguendo la Cina.

  • Il divieto di uscire da casa, seppur in Italia ci sia la democrazia, e per un allarme sanitario mai dichiarato pandemia dall’oms (non oso immaginare se fosse stata dichiarata pandemia), si è proceduto con l’abuso di rinchiudere il popolo in casa, inclusi bambini (che stanno letteralmente impazzendo in casa, giocando con la Playstation) ecc.
  • La chiusura di tutte le attività in totale stato di sigillo, previo il dover comunque pagarne le tasse fisse, senza mai ricevere un minimo sconto su di esse.
  • Divieto quasi assoluto di qualsiasi spostamento, quasi assoluto, ma in realtà si viene sanzionati per qualunque tipo di spostamento.

Quali azioni non ha intrapreso l’Italia non seguendo la Cina.

  • Mentre la Cina ha tempestivamente arginato il virus all’interno della città di Whuan, in Italia si è portato a farlo divulgare in tutta la nazione.
  • Mentre la Cina è riuscita a non smettere di lavorare, mantenendo per cui i trasporti e la produzione attive al di fuori di Wuhan, l’Italia ha bloccato tutto, o quasi tutto, solo poche aziende produttive sono rimaste aperte, ma più che dimezzando la loro produzione
  • Mentre la Cina ha esportato mascherine in tutto il mondo, anche l’Italia ne ha comprate dalla Cina, in Italia ci sono fabbriche che ancora aspettano le autorizzazioni per poterle produrre, nonostante siano più che a norma.
  • Mentre in Cina si procedeva a sistemi di disinfestazione, le cui immagini resteranno memorizzate nei nostri ricordi, in Italia non si accenna a fare la minima disinfestazione.
  • Mentre in Cina le forze dell’ordine erano totalmente bendate, e a qualunque controllo si passano disinfettanti vari, in Italia si procede a controlli delle forze dell’ordine, senza neppura la mascherina.
  • Mentre in Cina i controlli delle forze dell’ordine venivano fatti con agenti sanitari a fianco muniti di termometro digitale, in Italia si procede solo a fare verbali, come se non avesse importanza poi se si è infetti o meno.
  • Mentre in Cina si sono costruiti 2 ospedali in 10 giorni, perfettamente all’altezza della situazione, in Italia si sono spesi 21 milioni di euro per un padiglione all’intetno dell’expo di Milano, che non ha mai funzionato fino ad ora.

Se la Cina non ha dichiarato il vero, non si sa, potrebbero essere molti di più i decessi, è vero, ma sempre dentro una città hanno tenuto il virus, e la differenza è stata di 5.000 decessi in Cina contro i 25.000 in Italia.

La lista potrebbe continuare a lungo, ma potrebbe non finire oggi questo articolo, ma a livello economico quali sono state le differenze tra i due paesi?

  • La Cina non si è mai fermata, anzi ha superato economicamente gli Stati Uniti, stando ai dati scritti dalle varie fonti di mercato
  • L’italia si è fermata bruscamente finendo per arrivare a circa il 14% di disoccupazione, dato già alto prima dell’epidemia, sprofondando con il Pil a dati pari al periodo della prima guerra mondiale
  • Debito pubblico in Italia rimbalzato al 150%, pari alla prima guerra mondiale, la Cina compra il debito americano invece
  • La Francia ha messo mani sulla borsa italiana e su varie aziende per comprarne i titoli
  • La borsa italiana è stata ceduta alla borsa inglese
  • La Cina ha messo mani sulle aziende italiane, per comprarne i titoli

Dietro per cui i falsi dati che vediamo oggi nella borsa di Milano e nei mercati italiani, ci sarebbe la svendita del nostro paese a mezzo mondo.

Oltre le norme dittatoriali, sembra che poco stia funzionando, chissà se tra due anni si potrà dire l’opposto. Chissà se tra due anni lavoreremo in Italia per altre nazioni, auguriamoci intanto che le grandi marche italiane non cedano i loro titoli ad altre nazioni.

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