Giovanni Falcone VIVE

Giovanni Falcone 18/5/1939-23/5/1992

Giovanni Vive tra noi, un magistrato come pochi, come Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Cesare Terranova, Pietro Scaglione e altri, tutti atrocenemente trucidati dalla mafia, e dallo stato. Magistrato di grande carisma, e di grande attaccamento al dovere, al punto di sgominare l’intera Cupola mafiosa siciliana. Un magistrato laaciato solo come Paolo, da uno stato inerme, complice di in sistema di potere all’interno dei palazzi di governo, un magistrato ma soprattutto un uomo!!!! L’uomo che, assiene ai suoi colleghi come già citati, hanno avuto il coraggio, pur sapendo di correre il rischio di essere uccisi, di condurre un indagine che ha riempito fascicoli interi, migliaia di pagine contro cosa nostra, rinunciando per anni alla loro vita privata, prima, e alla loro esistenza dopo. Egli come gli altri, vivono in noi palermitani, siciliani, italiani e gente di tutto il mondo, le Loro idee, camminano sulle nostre gambe, questo abbiamo imparato da loro, e questo è il motto di tutti i siciliani contro tutte le organizzazioni criminali. Giovanni, chiese, e ottenne, l’aula bunker a Palermo, per il processo contro migliaia di mafiosi, ottenendo, non solo decine di ergastoli, centinaia di condanne, decine di conversioni, ma ha anche ottenuto la condanna al carcere duro il famoso 41 /bis. Per ottenerlo ci son voluti anni, e trattative ( il famoso papello, cioè la trattativa stato//mafia) ma alla fine riuscì ad ottenerlo, con un grande sacrificio che però non pote’ godere e gioiere. il 23 maggio del 1992,infatti Giovanni Falcone, assieme alla moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicilio, e Vito Schifani, furono ATROCEMENTE assassinati da un ordigno esplosivo, comandato a distanza, lungo l’autostrada Trapani/Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci, a pochi km dalla città, dopo un rientro (suggerito da chissà chi, da Roma ndr). Fu un giorno che tutti i siciliani onesti, non dimenticheremo mai,

Capaci 23/5/1992

Lo scenario che si presentò agli occhi dei soccorritori, fu atroce, descritto come un attentato di guerra, straziante il dolore di chi vide, per primi, quelle scene, staziante fu il giormo dei lori funerali da parte di tutti i cittadini

Scena della strage.

Falcone rimase ferito, ma gravissimo, fu trasportato in ospedale dove morì soltanto poche ore dopo. Rintonano ancora, dopo anni, nelle nostre orecchie, nelle nostre menti, le sirene, le edizioni straordinarie di quei momenti. Morì un magistrato, morì un uomo, morì un palermitano, da lì a poco il 19 luglio 1992, anche a Paolo Borsellino e 4 agenti della scorta, toccò la stessa fine in una strada di Palermo, una come tabte, una domenica pomeriggio afosa, torrida in Via D’Amelio si consumò l’ennesimo massacro. Non morirono invano, le loro inchieste, la loro tenacia il loro coraggio, fece sì, che lintera organizzazione mafioso, fosse sgominata, decimata, frantumata. Oggi a ricordo della morte di Giovanni, i palermitani stendono un lenzuolo bianco ai balconi di casa, per dire GRAZIE GIOVANNI, GRAZIE PAOLO, GRAZIE ROCCO, GRAZIE CESARE, GRAZIE PIETRO E TUTTI GLI UOMINI DI POLIZIA, CARABINIERI, FINANZIERI E POLITICI PER AVER DATO LA LIBERTÀ AD UNA TERRA INGRATA.

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